Professioni non regolamentate

Molti soci del Collegio praticano professioni o mestieri “tradizionali”, ma la stragrande maggioranza opera in quelle “professioni non regolamentate” contemplate dalla Legge 4/2013. Va comunque considerato che l’’istituzione di nuove figure professionali è una competenza, salvo deleghe specifiche, esclusiva dello Stato e qualsiasi iniziativa avanzata da enti locali per la definizione di nuove figure professionali non è legittima, anche per il mancato rispetto dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione; sono da citare diverse sentenze (come la n. 228/2018 della Corte Costituzionale relativa ad una legge regionale in ambito sanitario) che ribadiscono che la potestà legislativa regionale nella materia concorrente delle professioni deve rispettare il principio secondo cui l’individuazione di nuove figure è riservata allo Stato e che l’istituzione di registri professionali e la previsione delle condizioni per l’iscrizione in essi hanno già, di per sé, una funzione individuatrice della professione, preclusa alla competenza regionale, negando alla regione anche la definizione dei criteri di formazione che si dovrebbero riferire solo a figure definite dal legislatore statale  e non istituite “ex novo” da altri enti. Numerose sono poi le sentenze del Consiglio di Stato che hanno annullato ordinanze comunali sull’apertura di attività non regolamentate e non rientranti dunque fra le attività economiche intellettuali organizzate in ordini/collegi (es. medici, avvocati, ingegneri etc) e mestieri commerciali-artigianali di pubblico esercizio regolamentati da specifiche normative (tipo estetista, parrucchiere etc). Per le professioni non regolamentate non è dunque prevista, salvo specifiche eccezioni, alcuna abilitazione formale ma chi le pratica potrà comunque esibire:

– un attestato/titolo – rilasciato da enti, società o professionisti che svolgano attività formativa “non formale” ed utile a testimoniare una certa formazione seguita: tali enti possono essere definiti di parte prima;

– un attestato di qualità e di qualificazione dei servizi Professionali erogati (rilasciato solo da Associazioni di Categoria Professionale a propri iscritti a seguito di un corso sulla deontologia professionale) e serve a garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta dell’utente: tali enti formatori possono essere definiti di parte seconda e  lo stesso inserimento, ad esempio, di iscritti al Collegio nell’elenco regionale toscano delle Discipline de Benessere, lungi dall’essere un’abilitazione, non rappresenta –per stessa ammissione dell’ufficio regionale preposto- che “un bollino di qualità”;

– una certificazione delle competenze concessa, in Italia, esclusivamente da organismi, definiti di parte terza, preposti alla certificazione dall’ente Accredia: viene garantito, con tale certificazione, che il professionista possiede le caratteristiche di istruzione, esperienza, capacità e formazione idonee. Tale certificazione comunque è attualmente prevista solo per un numero limitatissimo di professioni.

Chi fa domanda di ammissione al Collegio Toscano Periti Esperti Consulenti per una professione non regolamentata deve quindi, come minimo, produrre, un attestato rilasciato da un soggetto riconosciuto affidabile (a giudizio del Relatore) o da un altro socio del sodalizio (definibili dunque “parte prima”) impegnandosi inoltre, per iscritto, a rispettare il codice deontologico relativo all’attività esercitata con le sanzioni previste nel caso di inosservanza; da parte sua, in linea con la Legge 4/2013, il Collegio assicura, anche attraverso il sito istituzionale, la piena conoscibilità delle caratteristiche dell’attività professionale dell’iscritto, a partire proprio dalla deontologia e dal tariffario e si è dunque in presenza di una molteplice garanzia di affidabilità.